Storia

La storia di Famiglia Materna nasce dall’incontro tra due donne.

È il 1919 quando Maria Lenner incontra una ragazza madre disperata perché, respinta da tutti, si vede costretta ad abbandonare il suo bambino. Questo episodio tocca profondamente Maria: in controtendenza rispetto alla mentalità dell’epoca, ritiene che non possa essere quella l’unica alternativa offerta alle giovani trentine che si trovino in quella situazione.

Partendo da zero, senza né sede né fondi, Maria Lenner riesce nell’impresa di aprire un luogo che, nelle parole dei fondatori, “non sarà né penitenziario né convento“, ma una Casa “che avrà luce, affetto, sorriso: le mamme coi loro piccoli non vi sentiranno né straniere né, ma in famiglia, in un’atmosfera di bontà e speranza“.

Da allora, la Fondazione ha ampliando e specializzato i propri servizi per rispondere ai bisogni emergenti dal territorio, ma restando fedele alla propria mission principale: sostenere ed accompagnare donne e madri sole con i loro bambini nel raggiungimento di una nuova vita serena e indipendente.

  • 1919

    Le origini

    Maria Lenner (nata a Rovereto nel 1884) si rivolge al suo direttore spirituale, il francescano Padre Emilio Chiocchetti, proponendogli di aprire un asilo in grado di accompagnare e sostenere tutte le donne che si trovino ad affrontare da sole il dramma di una gravidanza illegittima, per permettere loro di vivere serenamente insieme, con dignità e autonomia, formando una “famiglia materna” laddove non sia possibile la famiglia parentale.

    L’idea di Maria Lenner, che introduce un modo totalmente nuovo per l’epoca di affrontare la questione, è appoggiata con entusiasmo da Padre Emilio Chiocchetti e riscuote successo tra amici e conoscenti di diversa estrazione sociale.

    Si formano Comitati a Rovereto e a Trento. Si distingue in quest’opera il Terz’ordine francescano.

    Il 21 novembre 1919 viene firmato il Primo Manifesto di Propaganda, e Famiglia Materna inizia il suo lungo percorso

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  • 1920

    Apre la Casa di Accoglienza

    Famiglia Materna inizia la sua attività nella vecchia casa colonica di proprietà della famiglia Lenner, acquistata e riadattata dall’Ente morale grazie alle numerose donazioni raccolte. L’avvio non è privo di difficoltà, ma grazie al sostegno dei fondatori e all’aiuto economico delle comunità e degli istituiti religiosi si iniziano ad accogliere le prime ospiti.

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  • 1940

    Gli anni difficili tra fascismo e Guerra Mondiale

    Nel periodo fascista l’iniziativa pubblica statale nel campo dell’assistenza pervade tutti i settori, intervenendo con forza anche in materia di maternità ed infanzia con la creazione dell’O.N.M.I. (Opera Nazionale Maternità ed Infanzia), minando di fatto l’autonomia di intervento delle altre realtà assistenziali.

    Dopo molte tensioni, anche l’Opera viene assorbita dalla gestione diretta O.N.M.I. ed asservita alle attività di questo ente.

    Negli anni 40, fino ai primi 70, l’Opera subisce numerose e travagliate trasformazioni, compresa una ricostruzione in seguito ai bombardamenti.

    Nel 1943, a causa delle difficoltà economiche dovute alla guerra e per scongiurare il pericolo che l’edificio venga occupato dalle truppe tedesche, il presidente dell’E.C.A. e Podestà geom. G. Sartori fa assumere la gestione dell’Opera dall’Ospedale, che vi trasferisce il reparto di Ostetricia e Ginecologia. Famiglia Materna diviene la “Maternità” e così viene identificata per molti anni dai cittadini roveretani. La struttura continua ad ospitare l’ospedale fino al 1975, anno in cui viene inaugurato il nuovo Ospedale Civile di Rovereto.

     

     

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  • 1975

    La rinascita

    Per iniziativa dell’on. Giuseppe Veronesi, primo sindaco della città nel dopoguerra e presidente dell’Ente, viene elaborato un nuovo statuto che ridefinisce l’autonomia di Famiglia Materna e l’edificio viene lasciato libero dall’Ospedale Civile.

    Non potendo disporre di risorse adeguate per farlo rivivere subito, l’edificio viene parzialmente destinato all’Ente Protezione della Giovane, che vi istituisce per qualche anno un pensionato femminile, mentre al piano terra offre ospitalità all’asilo comunale (ora collocato in un edificio attiguo).

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  • 1986

    Una nuova inaugurazione

    Il dibattito che accompagna l’introduzione della legge di legalizzazione dell’aborto in Italia (L. 194/78) evidenzia una carenza di servizi a sostegno della maternità. Anche sulla base di tali riflessioni, il Consiglio di Amministrazione decide di rilanciare l’opera di accoglienza delle madri sole. Per realizzare il progetto, nel 1983 viene ceduta parte del patrimonio, consentendo la realizzazione della attigua casa di soggiorno per anziani “Sacra Famiglia”.

    Grazie ai fondi ricavati dalla vendita e con un parziale contributo della Provincia Autonoma di Trento si dà quindi avvio alla completa ristrutturazione dell’edificio.

    Sotto la guida di Sergio Faccioli e grazie al contributo delle Casse Rurali, nell’autunno del 1986 viene inaugurata nuovamente l’attività di accoglienza.

    Parallelamente, una Cooperativa di genitori dà vita presso i locali dell’Opera ad una scuola elementare parificata, intitolata al compianto presidente Giuseppe Veronesi.

    La scuola diventa nel tempo un punto di riferimento del panorama educativo di Rovereto, ospitando 100 alunni all’anno e dando vita a diverse iniziative per la libertà di educazione.

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  • 1998

    La depubblicizzazione

    Dopo quindici anni di intensa attività, sostenuta prevalentemente dall’apporto delle suore di Maria Bambina, del volontariato e del servizio civile, si avverte la necessità di dare nuova energia all’ente, per rispondere in modo più efficace alle mutate condizioni del bisogno sociale.

    Viene quindi promossa la depubblicizzazione di Famiglia Materna, la prima in Provincia di Trento a trasformarsi in Fondazione, ente privato senza fini di lucro. Viene definito un progetto di potenziamento delle attività e si prepara l’ampliamento della struttura per adeguare i servizi alle nuove richieste.

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  • 2002

    Si amplia l'offerta

    Grazie al sostegno economico della Provincia Autonoma di Trento ed alle risorse patrimoniali nel frattempo accantonate, si procede alla parziale ristrutturazione del vecchio edificio e alla costruzione di un nuovo volume nel quale sono ricavati nuovi alloggi per donne in difficoltà, nuovi uffici e un’ampia zona comune.

    Viene ulteriormente rinnovata la Casa di Accoglienza e si realizzano nuovi servizi, quali il Progetto “Vivere Insieme” (10 alloggi in semiautonomia) e il Centro per Minori “Freeway”.

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  • 2006

    La scomparsa di un amico

    L’8 agosto, all’età di 54 anni, viene a mancare improvvisamente il presidente Sergio Faccioli, colpito da infarto durante una passeggiata sul Brenta. Gli subentra, dopo una lunga esperienza in qualità di vicepresidente, il professor Alceste Santuari che assume l’incarico con l’impegno di lavorare non “nel ricordo”, ma “nel segno” dell’amico Sergio.

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  • 2008

    Nascono nuovi servizi

    A partire dal 2008 Famiglia Materna conosce una rapida espansione.

    Prima vengono inaugurati i nuovi alloggi destinati al servizio di Foresteria Sociale, in grado di offrire una soluzione abitativa a donne che si trovino ad affrontare un periodo di difficoltà e necessitino di trovare un alloggio.

    Ad un anno di distanza si apre un nuovo Centro Freeway nell’Alto Garda, più precisamente a Riva. La zona è caratterizzata da una grande importanza del settore turistico e quindi da una forte stagionalità lavorativa: il Centro Freeway, aperto anche in estate con orari flessibili, è in grado di garantire la possibilità di conciliazione famiglia / lavoro anche ad un gran numero di lavoratrici stagionali.

    Nello stesso anno, a partire dalla collaborazione tra Famiglia Materna e Punto d’Approdo, “Le Formichine” coinvolgono il Comune di Rovereto e molti altri soggetti pubblici e privati per offrire la possibilità di un inserimento lavorativo a donne in situazione di svantaggio.

    Nel novembre del 2010 , in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, nasce il progetto “Aurora”, destinato all’accoglienza in emergenza di donne vittime di violenza, sole o con figli.

     

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